Milano Finanza: Perché anche tra le banche sarà decisivo trasformare le complessità in opportunità

Milano Finanza: Perché anche tra le banche sarà decisivo trasformare le complessità in opportunità

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Nei prossimi mesi le banche si troveranno ad affrontare numerose importanti sfide. Una di queste deriva dall’evoluzione delle normative e dall’entrata in vigore di specifiche direttive, tra le quali la più attuale e recente è la PSD2, Second Payment Service Directive.
Lo scorso 11 dicembre 2017, la direttiva è stata recepita dal nostro Consiglio dei Ministri con l’approvazione del relativo decreto legislativo di attuazione, diventando una realtà tangibile e segnando un importante passo nel percorso del digital payment in Italia. Con l’entrata in vigore della normativa, il 13 gennaio scorso, ha avuto ufficialmente inizio quella che può essere definita la digital transformation del mondo bancario, percependo la PSD2 come la chiave di volta nella rivoluzione che sta investendo il mondo dei pagamenti, sia da parte delle banche sia da parte di quei soggetti definiti come fornitori di servizi di tipo bancario.
Infatti, con questa normativa, è previsto che i cosiddetti TPP (Third Party Providers) possano avere accesso alle informazioni dei conti correnti, dei pagamenti e controllare la disponibilità dei fondi dei clienti bancari, previo consenso di quest’ultimi alla banca di riferimento.
Ai TPP verrà così riconosciuta la possibilità di eseguire transazioni, pagamenti in forma digitale, senza l’intermediazione della banca, per offrire ai clienti maggiori servizi e una più ampia scelta. Inoltre, nei prossimi mesi la concorrenza nel mercato dei pagamenti si allargherà ulteriormente, infatti i GAFA (Google, Amazon, Facebook, Apple), per quanto abbastanza limitati nel breve periodo in termini di compliance, sono pronti a occupare un posto di rilievo nell’ecosistema dei pagamenti. In questo modo, l’ambito del digital payment è incentivato alla trasparenza e ad una maggiore competizione agli occhi dei consumatori.
L’apertura a queste nuove frontiere è praticamente obbligata se si analizzano i dati di settore. Secondo il World Payments Report, realizzato in collaborazione da BNP Paribas e Capgemini, entro due anni i pagamenti digitali nel mondo cresceranno del 10,9%, raggiungendo i 726 miliardi di transazioni. Questa crescita deve essere riconosciuta ai New Digital Payment, le più innovative forme di pagamento digitale, che superano complessivamente i 30 miliardi di euro.

Di fronte a questo scenario, per mantenere il vantaggio competitivo acquisito nei payment services, le banche dovranno ridisegnare i propri modelli di business, per offrire ai clienti un’ampia libertà di scelta rispetto alle modalità di esecuzione delle transazioni, realizzando l’integrazione tra gli strumenti di pagamento disponibili (carta di credito, di debito e conto di pagamento) e piattaforme per i servizi a valore aggiunto. Per tutte queste motivazioni, siamo convinti che gli istituti finanziari debbano aprirsi ai nuovi scenari di open banking, grazie alla nuova concezione di “Bank as a platform” attraverso la pubblicazione delle proprie API, per fare rete con Fintech e Insurtech. In quest’ottica di open banking, un’opzione strategica è rappresentata dalla collaborazione tra banche e FinTech; solo in questa prospettiva si lavorerà in ottica di customer experience personalizzata e di valore, e si avrà un sostantivo guadagno dall’utilizzo e dall’analisi dei Big Data.
La parola chiave di questo processo è “open innovation”, secondo cui gli unici obiettivi sono l’innovazione e l’offerta di servizi con valore aggiunto per i propri clienti, rivisitando il proprio modello di business. Questo avviene anche grazie all’investimento in realtà innovative, quali  le Fintech che, attraverso soluzioni tecnologiche all’avanguardia e a continui investimenti in ricerca e sviluppo, possono accompagnare le banche in questa processo di apertura verso i clienti per offrire nuovi servizi su canali differenti.
Le banche però hanno ancora molta strada da fare: la ricerca svolta da Microsoft e Efma mostra che quasi la metà delle banche sostiene di non essere tecnologicamente pronto ad incorporare la nuova direttiva nei propri sistemi, anche se quasi il 70% dichiara di possedere nel proprio piano l’implementazione di tali sistemi entro i prossimi anni, dimostrando interesse e apertura verso progetti innovativi.
Insieme a chi svolge il ruolo di abilitatore tecnologico, le banche innovative sapranno adattarsi a cambiamenti e alle imposizioni normative, trasformando in opportunità quello che inizialmente può sembrare una complessità e un rischio competitivo.

 

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