Momento Italia: Startup, le imprese del futuro nasceranno a Bari

Momento Italia: Startup, le imprese del futuro nasceranno a Bari

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L’innovazione trova casa a Bari con la nascita del nuovo incubatore di startup, “Ic406”, ideato e gestito da Auriga, azienda internazionale che opera nel settore dell’It banking.

A spiegarci i dettagli dell’iniziativa, a cominciare dalla scelta del nome dato all’incubatore, è Roberto De Nicolò, digital evangelist di Auriga: «Ic406 è una nebulosa della costellazione di Auriga, realmente esistente. Dal momento che le nebulose sono anche dette le fucine delle stelle, perché è da quegli ammassi di idrogeno e plasma che nascono, ci piaceva il parallelo e abbiamo pensato a dare all’incubatore il nome Ic406 perché possa essere la fucina delle nuove stelle, che sarebbero le startup»

Perché avete deciso di lanciarvi in quest’iniziativa?

«Auriga è cresciuta tantissimo in questi anni e ha conquistato grandi fette di mercato e adesso è leader per alcuni prodotti come ad esempio i servizi esterni per le banche. Il fatto di avere clienti molto importanti con parchi aziende di 4 mila, 6 mila atm, fa sì che anche un solo rilascio debba essere fatto solo con una grandissima responsabilità.

Questo fa sì che la linea di produzione del software lavori in maniera veloce e frenetica con quantità di test altissime per avere una grandissima qualità e questo lascia un po’ meno spazio rispetto al passato all’iniezione di tecnologia nuova e di innovazione che invece, finora, aveva il classico ufficio di ricerca e sviluppo, composto da personale interno. Molte delle idee e delle innovazioni che magari nascono anche nell’ufficio di ricerca e sviluppo rimangono nel cassetto, non perché non ci sia bisogno di innovare, anzi, ma perché magari è difficile trovare il momento in cui inserire queste nuova tecnologie e avviare in parallelo processi di testing.

Oggi, proprio perché c’è un po’ più di apertura relativamente ai brevetti industriali ci si apre verso terzi che sono università, professori, luminari, ragazzi, maker, startupper che possono innovare non necessariamente essendo parte completa dell’azienda. Ad esempio Auriga può finanziarne il lavoro e magari far sviluppare loro un modulo del nostro catalogo prodotti, modulo che può vivere di vita propria e può essere inserito anche nel catalogo dei prodotti come parte extra di quanto già esistente. Oppure può semplicemente acquisirne le tecnologie, ma in maniera più agile rispetto a quanto detto prima.

Aggiungo anche che la capacità di inglobare le nuove tecnologie non sempre è facile anche dal punto di vista della formazione. Spesso e volentieri avendo a che fare con queste startup ci rendiamo conto che ci sono dei gruppi di ragazzi appassionati a uno dei temi del digital business che sono diventati davvero competenti perché sono focalizzati su quello e quindi c’è un passaggio reale di competenze.

Lì poi la strategia è win-win: vince Auriga perché può espandere il proprio catalogo prodotti presso clienti che magari la startup non potrebbe mai raggiungere e Auriga offre una rete di contatti enorme dove non si entra se non perché c’è già qualcuno che garantisca per te; vince la startup perché ha la possibilità di portare il proprio prodotto già in questo ambito di clienti primary».

Quante domande avete ricevuto? Chi potrà usufruire dell’incubatore e quale sarà il percorso da seguire?

«I ragazzi che potranno aderire saranno quelli che supereranno la fase di selezione, che parte sul web, registrandosi sul sito www.ic406.com e compilando un form. Ovviamente ci riserviamo di scartare già in una prima fase le richieste che non hanno nulla a che fare con quelli che sono i nostri ambiti.

Chi ha un progetto nell’ambito di blockchain, criptovalute, realtà aumentata, internet delle cose, intelligenza artificiale o fintech ci può interessare. A quel punto c’è un comitato di selezione che avvierà i propri lavori nella prima settimana di ottobre e che offrirà a questi startupper il tempo classico per il pitch e per le domande presso la nostra sede di Bari o anche in remoto se vogliono fare la presentazione su Skype o in videoconferenza, dopodiché questo comitato, formato da un professore universitario, che è anche un consulente nell’innovazione di Auriga, e molti senior di Auriga spa, selezionerà le idee migliori.

Auriga le finanzierà fino a 25 mila euro per un’incubazione dai 6 ai 9 mesi, in cambio di un’acquisizione societaria di una percentuale da concordare caso per caso. Inoltre, in casi particolarmente promettenti, l’incubazione potrà anche essere, eventualmente, riconfermata».

«Nelle prime tre settimane di settembre abbiamo ricevuto 170 richieste di contatto sul portale. Scremando quelle che non hanno davvero attinenza, in un mese di attività, ne sono rimaste circa 40 da valutare. La valutazione avverrà dalla prima settimana di ottobre per queste prime 170 registrazioni, poi man mano continueremo con le registrazioni più recenti».

Che tipo di supporto e servizi offrirete?

«Oltre alla base, che è abbastanza ovvia, lo spazio per il coworking che può essere un ufficio singolo o spazi condivisi e l’uso di tutto l’edificio, offriamo uno spazio web sul nostro sito, permettiamo di domiciliare la sede legale e poi offriamo dei corsi di mentorship e tutorship erogati sia dagli esperti di Auriga, sugli ambiti che sono già di Auriga, sia da esperti esterni che verranno contattati per erogare i corsi qui da noi. In più un corso di imprenditorialità e, soprattutto, le competenze per redigere un business plan perché spesso questa caratteristica manca ai giovani startupper. Infine consulenze di finanza, amministrative e di comunicazione».

Aprirete altre sedi dell’incubatore anche nelle altre città dove siete presenti?

«Il nostro incubatore non è solamente fisico. È fisico per chi ha la possibilità di venire su Bari a operare, ma è anche virtuale per le startup che non hanno questa possibilità, per cui facciamo incubazione virtuale anche da remoto. Detto questo non ci sono piani al momento perché stiamo avviando ora questo progetto, anche se lo stiamo facendo con la massima energia.

Ovvio che se il successo dell’incubatore dovesse essere quello sperato, potremmo pensare di aprire anche su Milano o su Roma dove abbiamo altre sedi».

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