Banca Finanza – Un anniversario molto speciale

Banca Finanza – Un anniversario molto speciale

Non se ne è parlato molto, in questi giorni. Eppure, per il mondo economico e finanziario, il giugno di quest’anno ci offre un anniversario importante: il cinquantesimo anniversario dell’Atm, che un’imprecisione assurta a regola continua a chiamare «il bancomat». Era un tempo straordinario, il giugno 1967 per Londra: una specie di età dell’oro mai tanto rimpianta come oggi. Il pop sound inglese, quello dei Beatles e di tutte le altre band della British Invasion, si mescolava con gli echi di una partita – quella finale di Wembley tra Inghilterra e Germania – che aveva laureato padroni di casa campioni del mondo di calcio, mentre la moda di Carnaby Street conquistava il mondo. Ecco: proprio in quella Londra «mitica» Sir John Shepherd-Barron, scozzese nato in India da madre inglese, ebbe l’intuizione  geniale: una macchina per dare i soldi ai clienti, proprio come si fa in banca. In realtà, c’erano stati  due tentativi nel recente passato, ma le macchine proposte avevano funzioni differenti – a New York l’invenzione, anch’essa geniale, ma non compresa dai consumatori, consisteva in un dispositivo per i versamenti; a Tokyo, invece, in un erogatore di prestiti a tre mesi, che poi andavano restituiti con  interesse. Come tante invenzioni, quella dell’Atm passò abbastanza sotto silenzio. Ma nel giro di un  mese, ne sorsero altri due, a loro volta partoriti dalla fantasia di tecnici che non avevano il minimo sentore di non essere stati i primi: nessuno li aveva informati che la macchina sputa-soldi era già stata inventata. Evidentemente c’era qualcosa nell’aria.
In ogni caso, noi abbiamo voluto dedicare a questo anniversario un lungo dossier, molto articolato. Nel primo articolo ci occupiamo della storia del dispositivo, descrivendo in che modo è nata l’invenzione, come si è sviluppata e come una banca (Barclays) si é subito aggiudicata la fornitura del prototipo, firmando frettolosamente il contratto con De La Rue instruments (la società di Shepherd-Barron) davanti a un buon bicchiere di pink gin. Segue un reportage sul Self service banking Europe, che si è svolto a Londra  lo scorso mese, proprio all’insegna del 5Oesimo anniversario dell’Atm: nel corso dell’evento, che  è durato due giorni densi densi, si sono delineati gli sviluppi di questi dispositivi. Tutti d’accordo (o quasi) nel dire che il futuro degli sportelli automatici sarà indipendente da quello del cash: anche se i contanti dovessero sparire (e su questo lasciateci nutrire ragionevoli dubbi), gli Atm si trasformerebbero e farebbero altro. Lo pensano gli addetti ai lavori, e lo pensano anche i clienti, interpellati da un’indagine del periodico anglofono Atm marketplace e di Auriga, azienda iperspecializzata con sede a Bari. Infine, nel quarto articolo ci siamo concentrati sulle maggiori minacce alla sicurezza: dallo skirnming, che ormai incombe sulle nostre vite da oltre dieci anni, agli ultimi attacchi fileless, quelli con un «congegno di autodistruzione» che dopo l’attacco cancella tutti i file infetti utilizzati per manomettere il dispositivo.
Il primo Atm, lo abbiamo ricordato, lavorava con un token rudimentale, fatto di carta con sostanze chimiche, per facilitare il riconoscimento del cliente. Dopo molte peripezie, ora si sta nuovamente sperimentando la one time password agli sportelli automatici, naturalmente con la tecnologia a disposizione oggi. La vecchia carta bancomat potrebbe essere superata da apparecchiature (tra l’altro già esistenti) capaci di erogare denaro con una Otp sul cellulare, o trasmesso in altra modalità. Anche all’Atro, sembra quindi di capire, il futuro è l’autenticazione forte. Una procedura che è stata protagonista del World password day, giornata internazionale dedicata, una volta l’anno, alla sensibilizzazione su un utilizzo più responsabile e consapevole delle parole chiave. Chiave per cui una «mandata» non basta più. L’autenticazione forte, già utilizzata per l’home banking, sarà quindi senza alcun dubbio il futuro anche per gli Alm. E lo sarà quando, un giorno neppure molto lontano, «incontreremo» il nostro consulente da remoto proprio tramite quel macchinario che, nella Londra felice del 1967, iniziò a spiccare il volo. E a semplificare la vita di miliardi di consumatori.
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